IDENTITY CARD
Name/Surname
Andrea Zanotti Artist/Sculptor/Teachear
Art name NADZAN
Born: 12/05/1973 Clusone (Bg) Italy
Life: Bergamo Italy
Art Work: Atelier , Street Petos 17 Ponteranica (Bg) Italy
Teacher Work: Art School "Liceo Artistico Statale Manzù"Bergamo Italy.
settembre 12th, 2011 | Published in Arte Design Moda
A cura di Jacqueline Ceresoli
Andrea Zanotti scultore, professore e viaggiatore : ma chi è?
Mi considero esistenzialista, romantico, ricercatore e sperimentatore: artista. Insegno discipline plastiche al liceo artistico, nel dettaglio “figura/ornato
modellato”, ogni anno cambio liceo tra Bergamo, Lovere e Treviglio a secondo delle nomine annuali. Mi sono diplomato in scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano nel 2003,
contemporaneamente approfondivo il mio interesse per le tecniche di fusione svolgendo la mansione di restauratore di cere presso una fonderia artistica di Bergamo (dal 1997 al 2004). Nel 2004
frequentai un corso di laurea specialistica biennale e contemporaneamente un corso di abilitazione all’insegnamento, ultimato nel 2006. Per sbarcare il lunario ho lavorato presso la casa d’aste
SOTHEBI’S, come allestitore di aste e mostre d’arte antica/moderna/contemporanea. E’stata un’esperienza sublime e mi faceva un grande effetto toccare con mano (con guanti bianchi), opere dal
valore inestimabile sia economico che culturale dei grandi maestri del 700, 800, 900, studiate sui manuali d’arte. Nel 2007 ho frequentato un master di tre mesi sulla lavorazione artistica dei
metalli presso il Centro TAM di Pietrarubbia (PU), scuola d’arte attiva da diversi anni creata da Arnaldo Pomodoro in collaborazione con la Regione Marche. A viaggiare ho iniziato con il mio
babbo a otto anni, andai in Perù (50 giorni). In Sud America sono tornato nel 1996 e ho approfondito la cultura degli Inca ed esplorato le aree nord di Lima alla scoperta delle civiltà
pre-incaiche scoperte da poco, tra cui le civiltà Mocicha insediate nelle aree di Truhillio. Sono stato in Bolivia, Amazzonia, Pakistan quindici volte e poi in India. Ho visitato la Tunisia e l’
Egitto. Ho esplorato la Germania, l’Inghilterra e la Spagna e di recente sono stato a New York. Viaggiando ho messo a fuoco la variante percettiva del rapporto tra uomo e ambiente, oltre alla
dimensione culturale sociale che identificano ogni singolo popolo come patrimonio unico sociale, culturale e religioso, da rispettare e conservare, lasciando in ogni visitatore un’imprinting
indelebile percettivo-sensoriale della memoria del luogo.
Quando e perché hai deciso di fare lo scultore?
A vent’anni, ma già da bimbo ero attratto dai materiali organici, plastici, metallici e dagli oggetti di scarto, resti ossei di animali, pietre e diversi reperti.
Dopo i viaggi in Asia e Sud-America con mio padre, è aumentato il mio interesse legato al rapporto variabile tra contenitore e contenuto, tra ambiente e fruitore, tra la percezione dello spazio
interno ed esterno. Ho sempre sentito l’esigenza di asportare una minima parte dei luoghi visitati, prelevando frammenti dei siti che ho vistato. Così sono riuscito a portarmi appresso l’essenza,
l’energia del luogo. Sono curioso di luoghi, materiali, culture e religioni che appartenevano a mondi in antitesi con il modello occidentale e grazie a mio padre (a cui sarò devoto a vita) che da
quarant’anni’ organizza spedizioni e treeking in Pakistan, India, Cina, Perù, Bolivia, Amazzonia, ho accumulato esperienze dirette sul campo che mi hanno strutturato psicologicamente,
spiritualmente, eticamente.
Agli esordi eri minimalista-essenzialista e preferivi forme geometriche di ferro o altri metalli , attualmente sperimenti anche materiali organici come la
cera e oggetti di scarto, quando hai fatto questa scelta e perché?
Vero. Agli esordi hanno influito le esperienze fatte in Asia, mi sono interessato alle forme pure e facevo strutture minimal, in linea con gli ambienti vissuti ero
interessato all’aspetto spirituale, a forme geometriche. L’attrazione verso i materiali organici, come la cera e altro, è scaturita durante i viaggi in Bolivia, Amazzonia. Dopo il secondo viaggio
in Perù, a contatto con una natura incontaminata e in alcuni casi con una società dai connotati simili alla nostra Europea, mi sono avvicinato al materialismo. La cera è subentrata durante il
periodo accademico di formazione in una fonderia artistica “bergamasca” in cui svolgevo la mansione di restauratore di cere. Nel 2005 dopo il viaggio in India e Ladakh ho iniziato ad utilizzarla
e a relazionarla con materiali di scarto o frammenti del quotidiano, raccolti nel passato e usati dopo averli tenuti, osservati e metabolizzati. Gli oggetti ritrovati durante il percorso, le ossa
animali, i materiali di scarto organici e inorganici, racchiudono la memoria del luogo e sono impregnati di una vita passata e di una funzionalità perduta. Li rivitalizzo dopo un periodo di
purificazione attraverso la cera trovano una nuova “ricontestualizzazione”. La cera è malleabile e mi permette di attuare un processo metaforico di reincarnazione dell’oggetto. Viviamo in una
società di sprechi estremi, tutto ha una scadenza imposta dal mercato del consumismo. Il mio operare sugli oggetti vuole essere una ribellione interna al sistema consumistico: è una presa di
coscienza di una sensibilizzazione sulle problematiche ambientali e sociali. Scrive Marshall McLuhan: “Nutro una grande fede nelle capacità di recupero e nella facoltà di adattamento dell’uomo.
Spero di vedere il nostro pianeta trasformarsi in un’opera d’arte; l’uomo nuovo, integrato nell’armonia cosmica, diventerà un ‘organica forma d’arte…”
Quali mostre e opere ti hanno maggiormente soddisfatto e perché?
Le più recenti a Londra city (luglio) “Parallax- Art Fair”, un’occasione interscambio culturale con artisti provenienti da ogni luogo del globo, organizzata vicino a
Piccadilly Circus presso la PALL Gallery, dove ho esposto tre lavori che ritenevo particolarmente interessanti: “BIN Enviroment”, “FAITH” “FAITH?” .
Mi ha gratificato anche la mostra “Art in Mind” presso la Brick Lane Gallery con l’installazione luminosa “The Dreaming Water” (III° ACT) 2011, lavoro sulla
problematica globale della risorsa acqua.
Ha segnato un momento di svolta del mio percorso la mostra che ho fatto l’ anno scorso nella sede di CHE BANCA a Bergamo. Ho esposto lavori nuovi in una sede anomala
che mi ha permesso di creare un contrasto tra il valore effimero delle opere in relazione al contesto in cui si preservano i valori materiali e non effimeri come l’arte. Ho un bellissimo ricordo,
anche se ora è un poco datata, della mostra di fine corso TAM 2007, dove ho esposto l’installazione minimale “Domino-Dominio” creata durante il corso,
Dopo questo lavoro nato per e sul luogo ho iniziato ad elaborare un linguaggio più maturo, introducendo altri materiali e andando oltre lo forme minimal che sin da
allora adottavo.
Che dimensioni hanno le tue opere e come nascono?
Le dimensioni dei miei lavori variano in relazione alla tipologia stessa dei lavori e della tematica d’analisi in atto e hanno dimensioni che permettono al fruitore
di stabilire un rapporto intimo, soggettivo con l’opera, sentendosi parte di essa, quando possibile includo anche l’ interazione fisica, ludica con il lavoro.
Le installazioni site-specific variano in rapporto alla dimensione dello spazio per il quale sono state concepite. Per le sculture o mixed-media, uso box/cassette in
legno (originariamente semplici cassette per il trasporto della frutta/verdura) che hanno dimensioni standard (cm30x50x20).
I boxes sono concepiti come contenitori di memoria tra cui oggetti, reperti di viaggio, del mio passato, della mia sfera affettiva, frammenti del quotidiano e della
mente, posti in relazione tra loro. Creo micro-mondi , micro-relazioni, dentro a contenitori che mantengono la loro originaria predisposizione al trasporto, al viaggio, pronti alla spedizione
verso nuovi luoghi. La nascita dei miei boxes avviene elaborando un concetto, avvenimento storico o di cronaca, fatti quotidiani che abbiano connotazioni sociali, culturali, politiche o
religiose. Elaboro tutto ciò che ritengo interessante . Credo che l’ artista in quanto tale non sia altro che un vettore per comunicare con codici più o meno espliciti la quotidianità in cui
vive, attraverso diverse modalità e medium espressivi convenzionali o meno, ponendo il fruitore di fronte a quesiti sociali senza avere la pretesa di dare risposte.
Che importanza hanno i viaggi nel tuo lavoro e perché?
Il viaggio fa parte del mio DNA. Siamo tutti in perenne viaggio fisico e virtuale attraverso la rete web, media televisivi e per lavoro. Viaggiare presuppone una
predisposizione mentale verso l’ignoto, significa uscire dalle proprie certezze, affrontare nuove situazioni, vivere in contesti diversi dal nostro alla ricerca di simbiosi, contrasti, paradossi,
stimoli, arricchimenti culturali sensoriali e percettivi. Il viaggio comporta sacrificio ma attraverso la fatica e a volte anche il dolore, acquisiamo nuove consapevolezze e apprezziamo le
diversità Le nuove emozioni, stupori acquisiti arricchiscono il nostro essere interiore: l’anima. Il viaggio ci permette di avere una visione più completa del reale. Trovo particolarmente
stimolante sentire con il tatto, vedere con la mente, gustare con i sensi, percepire con l’io interiore sottoposto a diversi stimoli. Non bisogna dare nulla per scontato, ma essere sempre curiosi
e predisposti al mettersi in gioco.
Riesci a vivere del tuo lavoro di artista?
No, ci sono molte spese fisse per il mantenimento dello studio: materiali per le opere, viaggi, costi di partecipazione ai concorsi, ecc…. E poi la vita quotidiana.
Non ho raggiunto ancora una solidità tale di lavoro che mi permetta notorietà e riconoscimento a livello di mercato, non ho una galleria che mi sostiene, ma sono convinto che attraverso la
serietà del lavoro, lo studio, la continua ricerca, il confronto con gli altri artisti, l’impegno e la serietà nell’operare, riuscirò a raggiungere una totale autonomia.
Verrà il momento, intanto a Londra e a NYC ho ricevuto attenzione e considerazione, quindi credo di essere sulla strada giusta, per ora persevero con determinazione
e costanza.
Hai soggiornato a Londra e a New York per lunghi periodi, come sono trattati gli artisti stranieri in queste “Terre dei sogni” dove tutto sembra
realizzabile?
Diciamo che non è così semplice essere considerati nella a New York malgrado l’altissimo numero di gallerie, associazioni e fondazioni varie, dato che la produzione
artistica è veramente notevole. Inoltre si da più spazio agli artisti americani. Bisogna avere un lavoro solido, di qualità, personale e tanta fortuna. Mi sono trovato in linea con i colleghi che
operano a N.Y e Londra e questo per me è già un risultato. Gli artisti hanno la possibilità di partecipare a diverse presentazione del proprio lavoro, attraverso concorsi internazionali,
collettive presso gallerie. Ho notato che i costi di adesione a fiere importanti è spesso meno proibitivo che in Italia. In America ci sono più possibilità e fondazioni che dopo la presentazione
e la valutazione del proprio lavoro artistico sono disposte a sostenere economicamente la ricerca individuale, premiando la serietà e la perseveranza degli artisti più caparbi.
Tra le città che hai visitato in quale vivresti e perché?
A NYC e Londra per la loro cultura multi-etnica, per la sensazione di positività che queste città mi comunicano adrenalinica e mi hanno fatto sentire a casa. Qui
circola energia e sono metropoli frequentate da giovani, dove ho respirato una sensazione di libertà espressiva particolare. Le considero come icone della speranza per ogni artista, dove
comunicare la complessità della vita attraverso il medium dell’ arte.
Cosa consiglieresti a un giovane artista che desidera farsi conoscere?
Studiare, approfondire, ricercare e mettersi in gioco attraverso il confronto con gli altri artisti attraverso concorsi e mostre collettive e personali, quando se ne
hanno i lavori e l’opportunità. È fondamentale continuare ad aggiornarsi attraverso stage, master collaborazioni e residenze all’estero per artisti. È necessario confrontarsi con artisti di
calibro internazionale che possono essere di grande aiuto per crescere . Consiglio, a chi può farlo, di frequentare college o accademie all’ estero, in modo d’ avere una formazione più completa e
innovativa rispetto a italiana.
All’estero è fondamentale avere un gallerista come riferimento per esporre, come in Italia?
Avere una buona galleria che ti rappresenti è di grande aiuto in Italia e all’estero, ma non credo che sia fondamentale. Sicuramente ogni artista può dare il meglio
quando collabora con una galleria che lo supporta e lo fa crescere, così aumenta la consapevolezza del proprio lavoro, anche se subentrano responsabilità che in precedenza l’ artista non aveva.
E’ sottointeso che deve esserci serietà da entrambe le parti, oggi diverse gallerie tendono unicamente a includere artisti nel proprio gruppo solo a fini speculativi, promettendo campagne
promozionali, la partecipazione a fiere nazionali o estere ma con il subdolo obiettivo di incassare soldi nelle varie adesioni senza mantenere le promesse. In alternativa e in attesa di una
galleria che mi rappresenti partecipo a eventi collettivi per ampliare le mie conoscenze e contatti con eventuali futuri galleristi
Nell’arte basta l’idea o è importante anche la manualità per creare con le proprie mani ciò che non esiste in natura: perché?
Sono scultore, ho una manualità acquisita nel corso degli anni, ma credo che ognuno si misuri primariamente con se stesso, con la propria abilità di dare forma a un
concetto astratto, tridimensionale o bidimensionale che sia. Bisogna in ogni caso avere un’ idea valida; l’ artista contemporaneo può sempre avvalersi di collaboratori e professionisti in vari
ambiti che possono affiancarlo nell’esecuzione pratica dell’opera. Nell’arte non credo esista una regola precisa, ciò che conta è il contenuto e il risultato.
A quando la prossima mostra?
In previsione ho avuto l’invito ad una collettiva a NYC presso Agorà Gallery situata nella zona Chelsea , nel periodo di dicembre; in Italia ho avuto alcune proposte
ma sto tutt’ora valutando e definendo .
2009 Roma "Energy#04" concorso-EcoArtProject; 2009 Milano “Domino-dominio” concorso –Premio Celeste;2009 Venice "Dejavou 1959-2009" concorso Celeste Prize; 2008 Treviso concorso ArtePremio Laguna; 2008 Rhemes-Notre-Dame “Struttura primaria” concorso opera da ubicare nella scuola elementare del comune”; 2008 Trento, concorso per la realizzazione di “Positività” un’opera d’arte per il reparto di AIDS dell’Ospedale S.Chiara di Trento; 2008 Trento ”Struttura verticale” concorso per un’opera d’arte del nuovo Cineteatro Comunale di Canazei; 2007 Pietrarubbia, (PU)-Centro Tam “Segnali d'arte” installazione “Domino-Dominio”; 2006 Genova Galleria B2 “Energy wall”; 2003 Bergamo Chiosco S. Francesco, 7 lavori sull'’energia; 2001 Torino “Meditazione” Galleria La Telaccia 1° classificato; 2001-05 Londra, “Five sculputres of stone and bronze” Priory Gallery; 2001-05 Londra “Arts in showrooms Interni LTD” Showrooms INTERNI LTD.
Poetica d'indagine artistica:
Osservando le opere di Andrea Zanotti (1973) scultore diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano notiamo che egli sperimenta rapporti, tensioni e sinergie possibili tra i materiali, l’ambiente, la luce e lo spazio nel quale si materializzano forme plastiche in espansione, sfruttando le qualità intrinseche dei materiali scelti ed associati tra loro ognuno per la loro originalità e specificità fisica.
In genere l’arte contemporanea pone domande senza dare risposte; è un linguaggio trasversale di forme e di segni e Zanotti ci mette con le spalle al muro di fronte a un emergenza planetaria: la necessità di proteggere la natura dalla cattiveria dell’uomo, mostrandoci assemblaggi di materiali diversi contro la distruzione del pianeta, già in atto, evocando un futuro inquietante in cui l’acqua sarà più preziosa dell’oro.
Nei suoi oggetti di scarto riciclati si suggeriscono nuove sperimentazioni e soluzioni formali in cui si trovano il segno o la profezia di una distruzione dell’Habitat preannunciata dagli artisti concettuali degli anni 60 /70. Se Joseph Beuys ha tentato di spiegare l’arte contemporanea a una lepre morta, con una performance (1965) in una galleria di Dusseldordf, Zanotti ci tenta depositando in banca non i suoi risparmi, ma segni e forme come un inno alla vita organica.
Scrive Zanotti: “ Nei materiali usati nei lavori vi sono precise scelte, legate ad affinità con gli stessi avvenute durante gli anni di formazione artistica. Nelle ultime opere, oltre al ferro ed altri elementi ho introdotto altri materiali, in particolare la cera che già utilizzavo nella fonderia artistica in cui ho lavorato per sei anni. La cera mi affascina per la sua organicità, trasparenza, capacità protettiva, per il suo profumo, per la sua essenza zen. Il neon mi seduce per la sua dimensione ascetica, onirica, che rappresenta il concetto di luce vita/ energia in assoluto. Il bitume /catrame è un derivato del petrolio e l’ho scelto perché è il materiale industriale per eccellenza, fonte energetica da cui dipendiamo nonché causa di guerre imperiture e di inquinamento ambientale. L’ho scelto per il suo colore nero che evoca il nulla. Il monocromo nero invita alla meditazione sul tempo e sullo spazio, riflessioni che pratico con l’arte marziale: il kung-fu . Il mio nero petrolio è il principio e la fine di forme plastiche in evoluzione, evoca il cosmo ed invita a meditare sullo stato del non esserci ”
Zanotti dopo gli esordi minimalisti, si è aperto alla sperimentazione di materiali “poveri” e con queste forme propone un riciclaggio sostenibile, trasformando oggetti di scarto, reperti della società post- tecnologica in opere cariche di un energia primaria che nobilitano il processo alchemico della rottamazione. Alcune sculture si caratterizzano per una colata di cera naturale che sembra proteggerle non dalla natura ma dall’uomo, iconizzandole e al tempo stesso, decontestualizzandole dalla realtà .
Sono forme che ruotano intorno al tema dell’energia, dell’acqua, della vita contenuta anche nelle forme Totem di casette di legno, compresa l’opera che ha per titolo il codice fiscale del padre, consegnate al tempo dell’eternità , attraverso la protezione di cera naturale e profumata che associata ad altri materiali, acciaio, ferro, neon, ecc evoca l’energia vitale e smaterializza l’oggetto nell’attimo in cui lo guardiamo.
Scrive Marshall McLuhan: “Nutro una grande fede nelle capacità di recupero e nella facoltà di adattamento dell’uomo…Spero di vedere il nostro pianeta trasformarsi in un’opera d’arte; l’uomo nuovo, integrato nell’armonia cosmica…diventerà un ‘organica forma d’arte..”
In queste parole, si trova il messaggio di Zanotti, che integra forme squadrate con l’uso di materiali organici, naturali per le loro potenzialità espressive, valorizzando non solo l’opera in sé , ma il processo di lavorazione originale di ibridazione tra le forme cubiche, geometriche e di eco minimalista con gli elementi organici. Nelle sue opere fanno capolino forme ambigue che rimettono al centro dell’attenzione lo spettatore, sorpreso di trovare l’energia racchiusa nell’acqua, nella cera , nel neon , nel bitume, nel legno e in tutti i materiali utilizzati dallo scultore come fonte della creatività , mettendo in scena un indagine raffinata sul rapporto tra le opere, lo spazio, le pareti e i pavimenti, pronti per essere calpestati da visitatori , utenti di “altri servizi”, immateriali, per riflettere sui consumi dell’ambiente ….
Jacqueline Ceresoli 2010
Poetics of artistic investigations :
Looking at the works of Andrea Zanotti (1973) sculptor graduated from the Academy of Fine Arts of
Brera in Milan, we see that he experiences relationships, tensions and possible synergies between materials, environment, light and space in which plastic forms materialize expanding, exploiting
the intrinsic qualities of the materials chosen and combinations of them all for their originality and specificity physics.
In general, the contemporary art asks questions without answers, it is a cross-language forms and signs and Zanotti puts us up against the wall facing a
planetary emergency: the need to protect nature from the evil of man, showing assemblages of different materials against the destruction of the planet, already in place, evoking a disturbing
future where water is more precious than gold.
In her recycled waste will suggest new experiments and formal solutions which are the sign or prophecy foretold of a Habitat destruction by conceptual
artists of the year 60 / 70. If Joseph Beuys attempted to explain contemporary art to a dead hare, with a performance (1965) in a gallery Dusseldordf, Zanotti we try not depositing their savings
in banks, but signs and forms as an ode to organic life.
Zanotti writes: "In the materials used in the works, there are clear choices, related to similarities with those that occurred during the years of artistic
training. In recent works, in addition to iron and other elements I introduced other materials, particularly the wax that is already used in art foundry where I worked for six years. The wax
fascinates me for its organic, transparent, protective capacity, for its fragrance, the essence of Zen. Neon me to seduce his ascetic dimension, dreams, the concept of light that represents life
and energy at all. The bitumen / tar is a petroleum derivative and I chose it because it is the material for industrial excellence, energy source on which we depend and immortal because of war
and environmental pollution. I chose it for its black color that evokes nothing. The monochrome black invites meditation on time and space, and practical considerations with the martial arts:
kung-fu. My black oil is the beginning and the end of plastic forms in evolution, it evokes the cosmos and to meditate on the state of not being there "
Zanotti after the early minimalist, it is open to experimentation with "poor" materials and offers a sustainable recycling these forms, transforming
discarded objects, relics of the post-office technology works in a primary energy that ennoble the alchemical process of destruction . Some sculptures are characterized by a flow of natural wax
that seems to protect them not by nature but by man, iconify and at the same time, decontextualized from reality.
They are forms that revolve around the theme of energy, water, life also contained in the forms Totem wooden houses, including the work that is entitled to
the tax code of the father, delivered at the time of eternity, through the protection of natural wax and scented combined with other materials, steel, iron, neon, and so evokes the energy of life
and to float at the moment when we look at it.
Marshall McLuhan writes: "I have great faith in the resilience and ability to adapt man ... I hope to see our planet transformed into a work of art on the
new, integrated ... will become a cosmic harmony 'organic art form .. "
In these words, is the message Zanotti, which incorporates square shapes with the use of organic materials, natural for their expressive potential, enhancing
not only the work itself, but the process of hybridization between the original forms cubic geometric and organic elements with minimal echo. In his works peep ambiguous forms which challenge the
focus of the viewer, surprised to find the energy contained in the water, the wax, in neon, in the asphalt, wood and all the materials used by the sculptor as a source of creativity, staging a
refined investigation on the relationship between the works, the space, the walls and floors, ready to be trampled by visitors, users of "other services", intangible assets, to reflect on the
consumption environment ....
Jacqueline Ceresoli 2010
Study:
In 2007 year selected for the Master's specialization in three months:
12 ° Specialization Course Artistic Treatment of Metals
"TAM Centre", organized by the
"Foundation Arnaldo Pomodoro",
supported by the European Community, Marche Region,
City of Pietrarubbia (PU) participates with the concept / design / construction work "Domino-Dominio" at the Museum of Contemporary Art by Arnaldo Pomodoro, Pietrarubbia (PU), Italy
May / July 2007.
Figure outgoing:
"Technical Specialist in the artistic working of metals".
Rating (96/100)
II° Degree of specialization in Sculpture,
"Academy of Arts Brera" Milan, Italy 2006
(98/100)
-Enabled in the subject-Discipline plastics (A022)
"Academy of Arts Brera" Milan, Italy 2006
(98/100)
-Bachelors in Sculpture-
"Academy of Arts Brera" Milan, Italy 2003
(104/110)
Art School graduated,
High School of art Bergamo, Italy 1991
II Laurea di specializzazione in Scultura, 2006
Accademia di Brera,Milano
Abilitato all’insegnamento della materia –Discipline plastiche(A022)- , 2006, Accademia di Brera,Milano
Diploma di laurea ,2003
Scultura,Accademia di Brera,Milano